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Immagini da: Photorack
Gli esempi più importanti di un singolo carattere influenzato da molti fattori si hanno quando si esamina la  variabilità morfologica, fisiologica e psicologica. I caratteri, come la statura e il peso, la pressione  sanguigna e l'intelligenza sono assai lontani dall'espressione immediata dei geni e si originano attraverso una  serie di complessi processi di sviluppo in cui i fattori ambientali rivestono un ruolo essenziale.  Nella nostra società si sta assistendo al tentativo di ridurre tutto ai geni e di spiegare i fenomeni complessi  della biologia e della psicologia ricorrendo solo ad essi. Quando gli organi di informazione danno la notizia  della scoperta del gene "per" senza chiarirne il reale significato si corre il rischio di ingenerare false  speranze e di spianare la strada ad un determinismo genetico potenzialmente pericoloso sul piano culturale.  Sicuramente molti problemi che ci affliggono potranno essere affrontati e risolti con i risultati delle  ricerche in campo genetico e molecolare, ma in molti altri casi difficilmente potremmo trasferire la nostra  responsabilità su una pillola o un gene. Il riduzionismo come metodo di indagine ha permesso di ottenere  numerosi risultati in campo biologico ma i problemi di bilancio energetico non potranno essere ricondotti  semplicisticamente a geni "difettosi". Relativamente al controllo del peso, pensare che tutto sia nei geni  conduce inevitabilmente a ritenere che la condizione di sovrappeso sia indipendente dalla nostra volontà e  induce a ricercare soluzioni nei farmaci e negli interventi chirurgici. Indubbiamente i fattori genetici (non  modificabili) hanno molta importanza nello stabilire la distribuzione del tessuto adiposo e le forme corporee  ma enfatizzare oltre misura il loro ruolo può portare a ritenere che soggetti con una tendenza maggiore di  altri ad accumulare tessuto adiposo siano destinati all'obesità.  Avere una "predisposizione per" non significa "essere destinati a" ed un peso sufficientemente basso da  ridurre i rischi legati all'eccesso di tessuto adiposo è possibile mantenerlo accettando l'esistenza di un peso  limite, caratteristico per ognuno, al di sotto del quale non si può scendere senza assistere a tutta una serie  di modificazioni biologiche e psicologiche che portano a mangiare in eccesso. Lo schema mostra ciò che  frequentemente accade quando, al fine di ridurre il sovrappeso, ci lasciamo convincere, da persone poco  attente ai nostri bisogni, ad adottare soluzioni semplicistiche che solitamente prevedono l'uso  (ingiustificato) di alimenti particolari (spesso ad alto apporto di proteine e privi di carboidrati, tanto costosi  quanto inutili) o l'eliminazione di pane, pasta ed altre fonti di carboidrati complessi giustificati da test ed  esami dal sapore magico ma senza alcuna validità scientifica.  Prima di iniziare un programma di dimagrimento, è perciò necessario individuare con l’aiuto di un  professionista un peso di riferimento il più realistico possibile e valutare in modo sufficientemente esatto i  limiti che la nostra costituzione e stile di vita ci impongono. Nella valutazione di questo limite non deve  essere trascurato il fatto che nelle donne, dall'adolescenza in poi, la quantità di tessuto adiposo è  normalmente maggiore a quella dell'uomo e che è in intima relazione con la capacità di riproduzione. É noto  che una riduzione del grasso al di sotto di un certo valore può essere responsabile di alterazioni  dell'ovulazione e/o amenorrea.  In molti casi l'amenorrea conseguente alla riduzione del peso viene vissuta dalle ragazze e dalle loro madri  come una malattia e ciò le spinge a ricercare nei farmaci la soluzione al “problema”. In alcuni casi  l'assunzione di estrogeni, impedendo di considerare l'amenorrea come un sintomo di una realtà più  complessa che potrebbe celare un disturbo del comportamento alimentare, si rivela controproducente e  pericolosa. Riconoscere invece che la cessazione o l'irregolarità del ciclo mestruale possono essere una  conseguenza di una riduzione della massa grassa e di un'alimentazione sbilanciata e carente, orienterebbe  le persone interessate verso un approccio più adeguato alla complessità di un problema che tale evento  spesso nasconde. La stima della composizione corporea è possibile ottenerla mediante strumenti facilmente reperibile in  commercio, ma la corretta interpretazione dei dati forniti da metodiche come la bioimpedenziometria (BIA)  e/o la plicometria non può prescindere dalla conoscenza di quei fattori che, influenzando la misura,  possono compromettere e rendere inattendibile il risultato. Sarà opportuno quindi valutare attentamente e  con attenzione i risultati che questi strumenti ci forniscono. Suggerimenti utili per affrontare l'obesità ed il sovrappeso  Valutare attentamente l'entità dell'eccesso di grasso corporeo. Non usare formule o tabelle di riferimento peso-altezza per individuare un peso ideale.  Perseguire obiettivi realistici. Convincersi che le diete miracolose in grado di risolvere il problema per noi non esistono.  Liberarsi dai rituali dietetici.  Recuperare un rapporto sereno e non ansiogeno con il cibo.  Evitare soluzioni che prevedono un ossessivo calcolo delle calorie e/o un elenco di divieti e  proibizioni. Accettare i tempi ed i limiti che il nostro corpo impone se non si vuole iniziare una battaglia persa in  partenza contro noi stessi. Adottare uno stile di vita che comporti un aumento del livello dell'attività fisica, quest'ultima se  eseguita regolarmente e adattata alle nostre capacità offre solo dei vantaggi. 

Gestione del peso

Dott. Lorenzo Corsi 349.67.00.453