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Premessa  L'obiettivo di questo scritto è quello di individuare, se esiste, una relazione fra obesità e intolleranze  alimentari, non si occupa di discutere la loro generale veridicità e non mette in discussione il loro  potenziale ruolo come causa o concausa di condizioni patologiche o sintomi di diversa natura. Chi scrive  prende atto che numerose persone si sottopongono a tali test e che prevalentemente la loro motivazione  principale è quella di individuare se è nelle intolleranze la causa del loro sovrappeso.  I fatti  Con gli studi di Lavoiser, risalenti alla seconda metà del 1700 si gettarono le basi per le attuali conoscenze  sulla bioenergetica. Oggi sappiamo che negli organismi animali si ha una perfetta conservazione  dell'energia. Il calore sviluppato in vivo da un soggetto è pari a quello che gli alimenti che ha ingerito  producono bruciando in una bomba calorimetrica .  Durante la vita, ogni parte del nostro corpo è sottoposta ad un continuo ricambio materiale. I processi che  portano alla sintesi di nuove strutture avvengono con velocità diverse a seconda del tessuto che prendiamo  in considerazione. Con gli alimenti assumiamo i nutrienti e l'energia necessaria a garantire che i suddetti  processi di riparazione e sintesi avvengano con regolarità. Quando assorbiamo energia e nutrienti in quantità sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni senza  accumulare grasso corporeo siamo in una condizione che definiamo di equilibrio energetico ed il peso si  mantiene stabile .  Se l'energia assorbita è superiore alle esigenze metaboliche (bilancio energetico positivo) la frazione in  eccesso viene accumulata nel tessuto adiposo e il peso corporeo aumenta. Viceversa, quando le nostre  esigenze energetiche non sono soddisfatte (bilancio energetico negativo), l'organismo per far fronte alle sue  richieste demolisce i grassi di riserva, evento che può manifestarsi con una riduzione del peso.  Il nostro organismo è in grado di estrarre energia da proteine, carboidrati e grassi. Sappiamo che nei legami  che tengono uniti gli atomi delle suddette molecole c'è una quantità di energia disponibile per l'uomo pari a  4 kilocalorie per grammo di carboidrati, 4 kilocalorie per grammo di proteine e 9 kilocalorie per grammo di  grassi. Ai fini del nostro ragionamento dobbiamo sottolineare e ricordare che il valore di questi coefficienti  energetici è indipendente dall'alimento che utilizziamo per nutrirci. Per fare un esempio da 10 grammi di  grassi contenuti nel formaggio le nostre cellule sono in grado di estrarre la stessa energia (90 kcal) che  estrarrebbero da 10 grammi di grassi contenuti nella soia o in qualsiasi altro alimento.  Il nostro organismo non possiede riserve di proteine o carboidrati (trascuriamo volutamente il contenuto di  glicogeno - forma di deposito del glucosio nelle cellule animali - che è ininfluente ai fini della nostra  trattazione perché potenzialmente responsabile di modeste variazioni di peso). Se assunti in eccesso,  proteine e carboidrati vengono trasformati in grasso e solo successivamente utilizzato come fonte di energia  (anche il grasso nei tessuti umani fornisce 9 kilocalorie per grammo).  Tutti i processi di trasformazione dell'energia appena descritti avvengono con efficienza diversa da soggetto  a soggetto. I rendimenti delle vie metaboliche e le loro caratteristiche intrinseche dipendono da una  moltitudine di fattori che non sono sottoposti al nostro controllo volontario e cosciente.  Alcune riflessione Veniamo a questo punto alla domanda iniziale: Quale ruolo può avere una intolleranza alimentare in questo  contesto? I sostenitori del ruolo causale delle intolleranze alimentari nell'aumento di peso, per quanto io ne sappia,  non lo spiegano. Ma anche nel caso in cui tali meccanismi, immunologici ed extraimmunologici che  dovrebbero essere alla base delle reazioni di intolleranza alimentare, non fossero noti ma solo ipotizzati,  chi sostiene tale rapporto di causa-effetto dovrebbe concordare con chi scrive che dovrebbe essere  dimostrata ed osservata una riduzione del fabbisogno energetico in seguito all'assunzione di alimenti non  tollerati.  Se fosse realmente l'intolleranza ai cibi a determinare la deposizione del grasso corporeo, in quantità  superiore a quanto avviene quando gli stessi alimenti sono assorbiti da un soggetto non intollerante,  dovremmo dimostrare un legame fra efficienza metabolica e l'intolleranza alimentare. A parità di tutte le  altre condizioni (quantità di cibo e livello di attività fisica) l'energia contenuta in un alimento dovrebbe  depositarsi nel tessuto adiposo dei soggetti intolleranti con maggiore efficienza di quanto non avvenga nei  soggetti non intolleranti.  In realtà gli articoli sulle intolleranze alimentari che ho avuto modo di leggere non affrontano l'argomento  in questi termini e non dimostrano quanto sostenuto poc'anzi, sostengono semplicemente che in alcuni  soggetti l'obesità è associata alle intolleranze alimentari.  In alcune pubblicazioni però questo legame non emerge neppure, è il caso di un libro scritto da due medici  americani (di cui uno membro della società di ecologia clinica) e da un giornalista scientifico. In esso sono  elencati i segni ed i sintomi che possono indicare reazioni di sensibilità ai cibi, ma in quell'elenco la parola  obesità non compare.  Trovare una relazione fra due grandezze non significa necessariamente dimostrare che esiste un rapporto di  causa effetto fra le due variabili. Per fare un esempio, nelle società industrializzate esiste una correlazione  fra obesità infantile e ore trascorse davanti alla televisione, ma sarebbe superficiale concludere che la  televisione è la causa dell'obesità.  Un'analisi neanche troppo approfondita ci porta a dimostrare con facilità che i bambini guardando la  televisione, seduti in poltrona, mangiando patatine fritte ed altri alimenti ricchi di grassi, realizzano senza  difficoltà un bilancio energetico positivo. Se i bambini guardassero la TV facendo cyclette o mangiando  lattuga e bevendo solo acqua le cose sarebbero probabilmente diverse.  Uno studio recente dimostra che un consumo regolare di pizza può contrastare l'insorgenza di vari tipi di  cancro dell'apparato digerente. Gli autori affermano però in un'intervista che mangiare la pizza può  rappresentare semplicemente un indicatore di una sana alimentazione. Sarebbe infatti difficile, sostenere  che mangiare regolarmente pizza senza osservare le altre indicazioni fornite dalle principali agenzie per lo  studio e la prevenzione del cancro, rappresenti una valida strategia per non ammalarsi di tumore.  Così, analogamente alla pizza, l'obesità nei soggetto che mostrano anche una intolleranza alimentare,  rappresenta semplicemente un indicatore di una alimentazione complessivamente squilibrata ed eccedente.  Le alterazioni e gli squilibri metabolici, di cui l'obesità è il segno tangibile, potrebbero manifestarsi anche  con una risposta positiva ad alcuni test di laboratorio, utilizzati normalmente per valutare il livello di  intolleranza al cibo, ma questo non può portarci a concludere che l'intolleranza ai cibi è la causa  dell'eccesso ponderale.  Proviamo a questo punto ad immaginare un ipotetico scenario, in cui due soggetti, A e B, con A intollerante  all'alimento X, mangino la stessa quantità del cibo sospetto. Ammettiamo che l'energia in esso contenuta sia  di 1000 kcal e sufficiente a creare in entrambi una condizione di equilibrio energetico secondo la  definizione fatta in precedenza.  Considerando che non è possibile creare energia, sostenere che l'alimento X sia responsabile della  deposizione di grasso nel soggetto A significa sostenere che l'interazione di X con A induce un bilancio  energetico positivo attraverso la riduzione del dispendio energetico, evento che non è mai stato osservato e  dimostrato. Al contrario da circa un secolo sappiamo che in seguito alla assunzione di cibo si può osserva un  aumento del metabolismo basale.  È evidente che l'ipotesi per cui la razione X sia per entrambi eccedente non ha senso discuterla, in quel caso  la deposizione di grasso sarebbe vera per entrambi i soggetti e determinata sicuramente dal bilancio  positivo realizzato. Finora abbiamo ipotizzato l'assorbimento dell'alimento potenzialmente non tollerato. Se invece, come nel  caso delle intolleranze che conosciamo, i nutrienti non venissero assorbiti non potrebbero fornire energia.  In questo caso per giustificare la deposizione di grasso corporeo dovremmo necessariamente sostenere che  in seguito all'interazione dell'alimento con la parete intestinale si attivino dei meccanismi in grado di  ridurre il fabbisogno energetico e avviare tutte quelle vie metaboliche in grado di trasformare in grasso gli  altri nutrienti disponibili (proteine e carboidrati) allontanandoli di fatto dalle loro funzioni principali  (3).  Un meccanismo simile appare molto improbabile ed anche la lettura in chiave evoluzionistica non convince.  Quale vantaggi evolutivo determinerebbe la sintesi e deposizione di grasso quando l'organismo non assorbe  nutrienti? In realtà, i dati in nostro possesso e più semplicemente l'esperienza quotidiana, dimostrano esattamente il  contrario. In assenza di cibo e quindi di assorbimento nutritivo si attivano dei meccanismi che portano alla  demolizione dei grassi nel tessuto adiposo. L'esistenza infatti di quello che oggi viene definito più  correttamente organo adiposo si spiega proprio sostenendo il suo importantissimo compito come fonte di  energia nei periodi di carenza alimentare.  Ovvie conclusione Vorrei concludere rispondendo ai tanti che si chiedono perché parenti ed amici dopo essersi sottoposti ai  test di intolleranza alimentare ed eliminato gli alimenti sospetti perdono peso. Per una ragione ovvia,  l'eliminazione degli alimenti comunemente utilizzati determina una significativa riduzione dell'apporto di  nutrienti rendendo negativo il bilancio energetico. Tutto qui. Ritengo inoltre che componenti essenziali in  queste dinamiche siano quelle di natura psicologica (come potrebbe essere altrimenti?): è più facile  prendersela con qualche alimento e ricondurre ad esso la causa del nostro eccesso ponderale, anziché  indagare più a fondo e mettere in discussione il nostro stile di vita per capire quali sono le vere ragioni che  finiscono per farci assumere più cibo di quanto sia per noi necessario, unica vera causa dimostrata  dell'aumento di grasso corporeo. 

Peso e intolleranze

Dott. Lorenzo Corsi 349.67.00.453